Sabato Santo - Madonna del Carmelo Molfetta (BA)

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Sabato Santo

Eventi
Attualmente la Confraternita, il Sabato Santo, porta a spalla il simulacro della Veronica.
In tempi passati la Confraternita ha partecipato anche alla processione del Venerdì Santo.

Di seguito, tratto dal libro di Gaetano del Rosso anno 2003 "La chiesa di San Pietro e la Confraternita di Maria SS. Del Carmine in Molfetta" vengono riportate alcune notizie storiche a riguardo.

Dal1924 al 1926 la provincia di Bari è funestata da una persistente scarsità di piogge che minaccia seriamente le colture. La persistente siccità che ha già compromesso i raccolti di diverse annate e la disoccupazione che, in quegli anni, dilaga fra le classi operaie, spinge i confratelli ad affrontare seriamente il problema della festività della Vergine del Carmelo. Lo stesso Mons. Pasquale Gioia, nella sua Visita Pastorale compiuta nel1926-1927, constata la povertà degli arredi della Congrega e [mentre] si duole col priore facendo un confronto cogl'antichi i quali erano più generosi e pensavano al devoto santuario, provvedendolo di arredi sacri non lesina la sua critica annotando: “mentre i presenti distraggono i fondi per alimentare pompe esterne, luminarie, fuochi artificiali oltre misura”. Pur riconoscendo che il Sodalizio è fra i pochi ad avere un consistente numero di iscritti (600 confratelli e 60 consorelle).
La pesante situazione congiunturale si fa insostenibile e il 29 maggio1927 l’assemblea generale dei Confratelli delibera che la festività della Madonna del Carmine sia ridimensionata e celebrata solo in" Chiesa.
Infatti, a conferma delle difficoltà economiche dell'intera marineria, Biagio Salvemini ci documenta di come i pescatori molfettesi, avendo venduto nel primo anno di guerra, al governo, a prezzi poco più che sufficienti la maggior parte delle imbarcazioni per permettere la difesa dei porti, sono costretti, a fine conflitto, a contrarre debiti per riacquistarle ai prezzi triplicati del dopoguerra.
La situazione, certamente, non è delle migliori e la Confraternita, a fatica prosegue il suo cammino. Nel marzo 1928, su invito dell' Arciconfraternita della Morte, l’Amministrazione del Carmine delibera di prendere parte, per la prima volta, alla processione dell' Addolorata, partecipando con il proprio vessillo, mentre, per contro (supponiamo per motivi economici), non avrebbe allestito il sepolcro all'interno della Chiesa di San Pietro. In tale occasione, fra confratelli, deve essere accaduto qualcosa di grave. Infatti, nello stesso mese di marzo, il Priore in carica, Giovanni Minervini, invia all’Arciconfraternita della Morte, una missiva con la quale declina l'invito ricevuto di portare a spalla la statua di San Pietro nella imminente processione del Sabato Santo, per dissidi tra soci. Questa improvvisa rinuncia condiziona l’Amministrazione dell’Arciconfraternita della Morte a procedere alla repentina sostituzione della Confraternita rinunciataria e chiama a sostituirla la Confraternita del Buon Consiglio, che accetta.
Nello stesso anno, secondo quanto riferisce Orazio Panunzio, si verificano cambiamenti nell’assetto processionale del Sabato Santo. Il 28 marzo 1928, per la prima volta, I’Arciconfraternita della Morte porta in processione una nuova statua: Maria Salome che completa, in tal modo, il ciclo delle Pie Donne. La statua, essendo raffigurata recante, nelle mani, il vaso degli unguenti trova posto fra le già esistenti Maria Cleofe e Maria Maddalena.
Ciò causa uno slittamento tra le confraternite portatrici dei simulacri, che sono costrette a scalare di posto onde rispettare la precedenza dei Sodalizi stessi.
Intanto, i dissidi insorti fra i confratelli di Santa Maria del Carmine, già lamentati dal priore Minervini, non solo non si sono appianati ma devono essersi ulteriormente esacerbati coinvolgendo la Confraternita in avvenimenti così tanto deplorevoli da spingere l’allora Vescovo di Molfetta, Mons. Pasquale Gioia, a maturare Ia drastica decisione di sciogliere il Sodalizio. Tanto comporta che per la Pasqua del successivo anno 1929, la Confraternita non può partecipare alla processione del Sabato Santo costringendo ancora una volta il Priore dell’Arciconfraternita della Morte, Cav. Giuseppe Peruzzi, a convocare le restanti Confraternite per sopperire all' assenza del Carmine. Di tutte Ie Confraternite interpellate solo quella di Maria SS. Assunta assicura la propria disponibilità e, da quel momento in poi, manterrà l'impegno preso portando a spalla la statua di San Pietro.
La disposizione vescovile, generando il panico fra i confratelli del Carmine, li induce a più miti consigli e, a seguito di incessanti richieste e facendo promesse di ammenda e di più devoti comportamenti implorano Mons. Gioia di soprassedere alla sua decisione. Il Vescovo prende atto del contrito pentimento che pervade la comunità degli iscritti e ricompone la Confraternita. Infatti, nel suo decreto di ricostituzione datato 16 luglio 1929 si legge testualmente: “abbiamo aspettato il giorno sacro alla Vergine del Carmelo, celebrata quest'anno con la massima solennità e con la Nostra partecipazione, per ricostruire la Confraternita come facciamo col presente Decreto. Alla direzione di essa chiamiamo il M. R.do Can.co D. Mauro Pisani, Parroco della Chiesa di San Corrado”.
Il fervore devozionale degli iscritti riprende con entusiasmo e cresce, anno in anno, sempre più, nonostante la gestione amministrativa, le cui difficoltà finanziarie continuano ad essere assestate su posizioni divenute ormai croniche, non sia delle più felici tanto da dover ricorrere all’aiuto sia economico sia direttamente operativo dei devoti.
Infatti, nel 1938 circa, su interessamento di don Cosmo Azzollini, all’epoca vice-parroco di San Corrado e con l'impegno finanziario della famiglia Solimini, si procede al rifacimento del pavimento della chiesa di San Pietro. Nel 1941 la sig. Lisetta Silvestri, domiciliata in via Amente, si adopera per rifare l’abito della Vergine del Carmelo che, col tempo, si è deteriorato, mentre l’Amministrazione pro-tempore si impegna nel restauro del baldacchino riadattando, su una nuova tela, l’antico ricamo.
Nel 1942, donna Vincenza Attanasio fonda, sull’altare dell’Adorazione dei Magi, un «titolo» per la celebrazione delle quarantore e nella stesso anno la chiesa di San Pietro si orna dell'attuale «Via Crucis» realizzata interamente in legno intagliato.
Gli anni che ruotano attorno all' ultimo conflitto bellico, segnano duramente la vita di molte congregazioni molfettesi.
La Confraternita di Maria SS. del Buon Consiglio, ad esempio, è quella che, più delle altre, accusa il calo maggiore. Nata da una preesistente associazione di fedeli si era strutturata corporativisticamente aggregando, a differenza di quella dell' Assunta che era formata da contadini e di quella del Carmine che associava i marinai, Ie petraraule cioe i cavatori di pietre, ai quali si erano poi aggiunti i lavoratori di prodotti lapidei in genere. Col passare degli anni, le cave si chiudono e le mutate tecniche di costruzione impoveriscono la categoria sia di lavoro sia di mezzi e di uomini e, quelli rimasti, accusano il peso della situazione sociale e politica del momento. Per trovare sostentamento, le giovani maestranze ripiegano su altre attività generando la progressiva scomparsa dell'intera categoria. L'impoverimento quantitativo dell’elemento umano di quella compagine determina il conseguente depauperamento degli iscritti nelle file della Confraternita che si evidenzia macroscopicamente in occasione delle processioni pasquali del Venerdì Santo alla quale, quel sodalizio, partecipa portando a spalla la statua del Cristo Flagellato. Tale situazione induce I' Amministrazione di Santo Stefano a porvi rimedio e, per la Pasqua del 1947, invia una missiva alla Confraternita del Carmine, invitandola a partecipare alla processione dei Misteri e, nell’affidarle la statua del Cristo Flagellato col chiaro intento di mantenerne l'impegno anche per gli anni a venire, estromette, di fatto, i confratelli di Santa Maria del Buon Consiglio.
Il provvedimento suscita il risentimento di quegli amministratori che intervengono decisamente costringendo il priore di Santo Stefano Vito Mastrorilli e, di conseguenza, tutta l’Arciconfraternita da lui presieduta, a ritornare sulle proprie decisioni. Infatti, nell’Archivio della Confraternita di Santa Maria del Carmine si conserva una convenzione dattiloscritta tra le Confraternite del Carmine, Buon Consiglio e Santo Stefano, nella quale si definiscono le modalità per consentire il ripristino dell’antico diritto acquisito dalla confraternita di Maria SS. del Buon Consiglio.
L'accordo raggiunto è quasi salomonico. Ribadito il diritto acquisito dalla Confraternita di Maria SS. Del Buon Consiglio, onde non scontentare nessuno, per il solo anno 1947, a recare il Cristo Flagellato si sarebbero alternate le due confraternite coinvolte: quella del Carmine avrebbe compensato il tratto processionale che, dall'uscita terminava alla Chiesa dell'Immacolata, riconsegnando, per il tratto finale, la statua alla Confraternita del Buon Consiglio che rientrava in tal modo in quel diritto anche per gli anni successivi.
Sono gli anni in cui la Confraternita del Carmine si attesta su posizioni di considerazione e rispetto sempre più dignitose. L’oculato impegno gestionale compiuto dai tanti Amministratori che si sono avvicendati alla guida del Sodalizio, comincia a dare i suoi frutti soprattutto perché sorretto dal prezioso contributo dei devoti.
Intanto la consorella Confraternita di Maria SS. del Buon Consiglio ricade in un suo altro momento negativo. Pur essendosi ripresa dopo la crisi del 1947, nel 1954 e successivo 1955 la partecipazione di quel sodalizio alla processione del Venerdì Santo deve essere stata cosi risicata e stentata da spingere l’Amministrazione dell’Arciconfraternita di Santo Stefano a richiedere una doverosa assicurazione di partecipazione. Ma le difficolta amministrative interne al Buon Consiglio non dovevano essere di facile soluzione se, alla fine del mese di aprile di quello stesso 1955, quell’amministrazione decade. La situazione si fa incresciosa e il 22 maggio della stesso anno, gli Amministratori dell' Arciconfraternita di Santo Stefano si sentono in dovere di sollecitare la consorella Confraternita di Maria SS. del Buon Consiglio a dare formale impegno di partecipazione alla successiva, tradizionale, processione pasquale.
Naturalmente, nessuna risposta positiva perviene da parte di quel Sodalizio e l’Arciconfraternita dal Sacco Rosso riaffida il Cristo Flagellato ai confratelli di Santa Maria del Carmine, che se ne faranno portatori dal1956 al 1958.
La buona stima che circonda ormai la Confraternita produce i suoi effetti non solo all’esterno, ma anche al suo interno.
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