Veronica - Madonna del Carmelo Molfetta (BA)

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Veronica

Confratenita
La vecchia Statua della Veronica
La vecchia statua della Veronica.
L'attuale Veronica.
Il Sabato Santo la Confraternita del Carmelo, porta in processione la statua della Veronica.
La storia di questa statua si intreccia con il simulacro della stessa madonna del Carmine.
Vediamo ora come si è arrivati all’attuale statua della Veronica, custodita nella chiesa del Purgatorio.

Nel 1844 la Confraternita di Maria SS. del Carmine, sotto il priorato di Tommaso Antico, decise di cedere all’Arciconfraternita della Morte, presieduta da Stefano Salvemini, la vecchia statua della propria Titolare, rimasta abbandonata per oltre un decennio, essendosi fornita di una nuova immagine della Madonna: quella che tuttora si venera nella chiesa di S. Pietro (monacelle), scolpita da Francesco Verzella. Da un artigiano locale, la precedente immagine della Madonna del Carmine fu trasformata nella statua della Veronica. Asportata la statuina di Gesù Bambino, fu mutata la positura della braccia, distese in avanti a reggere un panno di stoffa, su cui era dipinto il volto insanguinato del Redentore. Il viso della statua non fu ritoccato, restò nella sua espressione statica e inerte. La statua fu portata in processione fino al 1906.
Da quell’anno in poi e per circa un cinquantennio, la creatività del Cozzoli consentì di corredare l’Arciconfraternita della Morte di un patrimonio artistico di immenso valore. E fu proprio la Veronica la prima statua ad essere plasmata dallo scultore molfettese.
La nuova statua della Veronica uscì per la prima volta in processione il sabato santo del 1907, sotto il priorato di Giuseppe Carabellese fu Leonardo. L’immagine conseguì il consenso entusiastico della popolazione molfettese. Al contrario di quella precedente, quella plasmata dal Cozzoli era percorsa da una energia dinamica. Alla scoperta del terrificante prodigio per cui il panno adoperato per tergere il sudore ha impresso il volto sanguinante di Gesù, la giovane donna ha un moto immediato di spavento e repulsione. Il suo corpo flessuoso tende a discostarsi dall’oggetto del prodigio, per cui essa cerca, con le braccia allungate, di tenerlo lontano da sé. Lo sbigottimento è tale che essa ha il viso girato dall’altra parte, anche se i suoi occhi, lampeggianti di terrore, sono tentati di tornare a guardare. Il viso ha una delicatezza squisita, una fragilità resa più soave dal pallore cereo.
Anche se apprezzamenti di ammirazioni dominarono nel giudizio collettivo, tuttavia ci fu qualche perplessità su alcuni particolari ritenuti troppo realistici, come le braccia nude oltre il gomito e gli orecchini a cerchione ai lobi delle orecchie. Come nella statua precedente, il panno sorretto dalle mani distese era di stoffa, sulla quale Cozzoli aveva dipinto con colori a pastello il volto di Gesù. Ma dopo qualche anno di processione e di sventolamento, i colori si andavano disfacendo e il volto di Cristo si stava cancellando. Per cui bisognava provvedere. Cozzoli sostituì il panno di stoffa con uno di cartapesta che fu accorpato al busto della statua. Con questa operazione però il panno acquistò maggiore peso rispetto a quello precedente, le braccia risultavano troppo deboli, inadeguate a sostenerlo, onde l’autore, per rinforzarle, fu costretto a rivestirle con delle maniche di cartapesta. Inoltre, tolse dalle orecchie gli orecchini a cerchioni. Il panno con il volto di Gesù fu donato da Cozzoli all’Arciconfraternita di Santo Stefano, la quale ne fece fare un quadro che tuttora si può vedere nella sagrestia di quella chiesa. A mio avviso, sarebbe stato più opportuno lasciare all’Arciconfraternita della Morte la custodia di quel panno Ma, come dice Dante (Purgatorio XX,1) “Contra miglior voler voler mal pugna”. Cioè una volontà anche buona male combatte, resiste contro una volontà migliore.

A cura del: Prof. Cosmo Tridente
Tratto dal sito: “La mia Settimana Santa” di Franco Stanzione





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